Nardò ebraica

I luoghi della presenza ebraica dal Medioevo alla Shoah

Il sud Italia, il Salento e i salentini non sarebbero gli stessi senza la millenaria convergenza di differenti culture. Arte, riti e tradizioni non sono altro che il risultato del transito o della permanenza di popoli provenienti dai luoghi più disparati e lontani, i cui segni non sono sempre di immediata lettura. È il caso delle testimonianze legate alla presenza degli ebrei in Puglia e a Nardò, occultate per ragioni politico-sociali e religiose ed ancora in corso di indagine.

La presenza del popolo ebraico in città si attesta a partire dal XI sec. (diversamente dal resto del Salento dove insediamenti sono presenti già a partire dal IX sec. d.C.) per riproporsi poi nel dopoguerra tra il 1944 ed il 1947.

La visita dei luoghi e dei siti più significativi mette in luce alcuni aspetti caratterizzanti la cultura ebraica e comuni alla cultura locale e le motivazioni alla base delle ripetute persecuzioni.

Il viaggio sulle tracce degli ebrei si sofferma dapprima nel centro di Nardò, per poi proseguire fino a Santa Maria al Bagno, protagonista dell’ultima diaspora verso la Terra Promessa.

La giudecca neretina coincideva grosso modo con il quartiere S. Paolo che si estendeva poco fuori le mura, in direzione Lecce, fino alla Chiesa di S. Maria del Ponte. Accanto all’edificio, l’odierna Chiesa dei SS Medici, ancora oggi scorre un piccolo corso d’acqua, al tempo un utile fonte d’approvvigionamento. Il nucleo della comunità ebraica gravitava intorno all’attuale Chiesa di S. Antonio da Padova, la quale, con ogni probabilità, fu eretta lì dove sorgeva la Sinagoga, in un’opera di cristianizzazione dei templi ebraici, di più ampio respiro, messa a punto dagli Aragonesi verso la fine del XV secolo. A suggellare la volontà di cancellare le tracce degli ebrei, da sempre mal tollerati dalla comunità locale, il Mausoleo dei Duchi Acquaviva, splendido esempio di monumento rinascimentale custodito nell’attuale Sacrestia della Chiesa di S. Antonio.

Con un salto temporale di 2000 anni, il viaggio prosegue in direzione S. Maria al Bagno, piccolo borgo di mare, divenuto, suo malgrado, centro logistico del Campo n. 34 o della Santa Croce, allestito dalle Forze anglo-americane per accogliere i sopravvissuti alla Shoah in transito verso altre destinazioni. Il campo includeva le località di S. Caterina, Pagani, Cenate, Mondonuovo e Lissandri, luoghi di villeggiatura, costellati da splendide ville, utilizzate dai locali per la villeggiatura estiva e quindi facili da requisire e adibire alle utilità dei profughi. Tra l’amenità dei luoghi e in riva al mare, i profughi poterono rigenerarsi e la comunità locale, superate le prime diffidenze, avere un’opportunità di scambio e di amicizia con gli stranieri.