Sulla rotta dei Nachiri

fluxus

L’oro giallo della nostra terra e il mare si rincorrono nel corso dei secoli; è attraverso il mare che nell’VIII sec. d.C arrivarono i monaci Basiliani, portando con sé i segreti e la sapienza che resero ricco il Salento. I monaci diedero così inizio alla coltivazione su larga scala dell’ulivo, facendo si che su tutto il territorio si districasse una fitta rete di frantoi ipogei e semi-ipogei, scavati nella roccia per creare degli ambienti secchi e caldi che favorissero la lavorazione dell’olio.

E torna ancora una volta il mare: uomini, pescatori e marinai d’estate, che nei mesi invernali, proprio come una ciurma, lavorano nei frantoi guidati dal nachiro, l’equivalente del nocchiero di mare, mutuando, sotto terra, quel linguaggio usato a bordo delle imbarcazioni.

Una volta finita la lavorazione è ancora verso il mare che si dirigono i carichi d’olio, nello specifico verso il porto di Gallipoli, che per secoli fu il centro di raccolta di tutto il territorio e di smistamento verso le più importanti città Italiane ed Europee.

Sulla rotta dei Nachiri – traccia di uno di quei tanti percorsi che confluivano verso Gallipoli – ripercorre la secolare tradizione olivicola attraverso le numerose testimonianze architettoniche che, dal mare all’entroterra e poi ancora fino al mare, si rintracciano sul territorio.

L’itinerario Sulla rotta dei Nachiri include percorsi tra terra e mare, passeggiate in campagna fra muretti a secco, pagliari e ulivi secolari e visite guidate a musei masserie, ville e casine,  antichi e nuovi frantoi oleari.